dolmen di Fontanaccia in Corsica

La Corsica, l’isola megalitica: alla scoperta dei 1000 menhir e dolmen – e delle loro leggende pietrificate

Secondo alcune fonti, nell’Isola della Bellezza ci sarebbero circa 1000 menhir e più di 20 dolmen sparsi qua e là. Purtroppo molti hanno subito i danni del tempo, mentre altri sono caduti nell’oblio, da qualche parte nella macchia mediterranea, o sono ormai inaccessibili perché si trovano su proprietà private – come quella di Arghjola, vicino a Cauria.

Nella Corsica del Sud, i dolmen di Fontanaccia (soprannominati “a stazzona di u Diavulu”, “la fucina del Diavolo” come li chiamano gli abitanti del posto), di Tremica (a Casaglione, a nord di Ajaccio), di Settiva (a metà strada tra Ajaccio e Propriano), di “A Tola di u Turmentu” (“Tavola delle torture”) e, più in generale, del territorio di Sarte, sono tra i più importanti; anche l’Alta Corsica può vantare un certo numero di megaliti di grande rilievo, come il dolmen di Gualdoso (a Oletta) e il sito archeologico di San Petru di Tenda, nel cuore delle Agriate.

È proprio qui, tra l’altro, che ci porta il nostro viaggio nel tempo. All’ingresso del “deserto” della Balagne, sulle alture di Saint-Florent. E resta con noi fino alla fine: alla fine del servizio ti farò vedere la mia lista dei siti megalitici e dei dolmen isolati.

L’Urcu, il dolmen e il Brocciu: tre elementi di una leggenda corsa

Tre simboli della cultura isolana – il megalite, la bestia, il brocciu – si intrecciano per dare vita alla leggenda della “Casa di l’Urcu”. Questa storia, tramandata oralmente da secoli e conosciuta da tutti i corsi, ha come sfondo i dolmen del Monte Rivincu, dove, secondo il mito, un orco (“l’Urcu”) e sua madre (“l’Urca”) si nascondevano un tempo, lontani dai pastori e dalle loro greggi.

Vivendo di furti di capre e pecore e costringendo gli uomini a pagare loro un tributo regolare in latticini, questi “giganti temibili […] seminavano il terrore nella regione”, ci raccontano Elia Vallecalle e Don-Mathieu Santini, riprendendo le parole dell’archeologo Adrien de Mortillet. «Per lunghi anni, i corsi avevano fatto di tutto per catturare l’Orco, per liberare il paese; ma non erano mai riusciti a prenderlo, perché lui scappava sempre veloce come un fulmine proprio nel momento in cui credevano di averlo in pugno».

Dolmen Casa di l'Orcu in Balagna
Il dolmen di Monte-Revinco, risalente al Neolitico. Foto di Pierre Bona.

La comunità pastorale, però, aveva preparato una trappola ingegnosa: uno stivale di grandi dimensioni, ricoperto all’interno di catrame, posizionato vicino alla millenaria caverna dell’Urcu. Lui si avvicinò con grande curiosità e, credendo che gli andasse bene al piede, decise di infilarlo per provarlo. Il gigante rimase incollato lì, sbalordito, in balia dei pastori che «si avventarono su di lui per massacrarlo».

Di fronte ai suoi aggressori armati fino ai denti, l’orco fece allora un’offerta generosa per salvarsi la pelle: «Lasciatemi vivere e vi insegnerò a sfruttare il siero di latte delle vostre capre per fare il brocciu». Perché il gigante conosceva il segreto per preparare questa delizia gastronomica. Nonostante le proteste dell’Orca, che sapeva bene che quella rivelazione non avrebbe impedito agli uomini di versare sangue, l’orco delle Agriate svelò loro la ricetta del formaggio ormai famoso in tutta l’isola – e oltre.

Ma non appena ebbe istruito i pastori, questi lo massacrarono con le loro spade e le loro mazze, mentre anche l’Urca soccombeva sotto i colpi sferrati dagli assalitori.

I due mostri, un tempo temuti dagli abitanti dei villaggi circostanti, hanno così lasciato in eredità un prodotto dai sapori inimitabili e due case di giganti dal grande potere simbolico: per Elia Vallecalle e Don-Mathieu Santini, sono passaggi «tra il mondo visibile e quello invisibile […], poiché l’Urcu sfugge sempre ai pastori» a una velocità soprannaturale.

I dolmen di San Petru di Tenda evocano infatti, attraverso il mito, la figura dell’Urcu (incarnazione di Orco, divinità della Morte presso i Romani e gli Etruschi), «che vive in luoghi rocciosi e bui come le grotte e le alte montagne». Un «custode delle conoscenze e dei tesori» che va e viene dalla superficie ai mondi sotterranei attraverso un passaggio nascosto nella sua tana.

Passaggi verso l’aldilà o luoghi di sepoltura?

I più razionali tra noi non ci vedranno le porte che conducono al Tantalio, ma tombe erette dai corsi della preistoria… E avranno – storicamente parlando – ragione: questi megaliti risalgono alla fine del V millennio a.C., agli albori di una rivoluzione culturale nel Mediterraneo occidentale.

Per osservarle da vicino e percepire (forse) l’atmosfera mistica del luogo, devi recarti alla frazione di Casta, a pochi chilometri dalla baia di Saint-Florent; il sito archeologico si estende sulla «Cima di Suarello», un promontorio a cielo aperto attraversato da sentieri poco segnalati ma accessibili agli escursionisti più motivati.

Con la Casa di l’Urcu e la Casa di l’Urca si conservano costruzioni del Neolitico, tombe arcaiche (tombe interrate, senza lastra di copertura) e, nei dintorni, pietre erette, file e cerchi di blocchi. Poco più in alto si erge un altro dolmen, detto «di Celluccia», sorvegliato lungo l’asse della sua apertura da un menhir parzialmente distrutto.

Questi resti ci raccontano una storia diversa da quella dell’Urcu: una delle più antiche comunità insulari cominciò a stabilirsi qui circa 7000 anni fa, e a celebrare i propri riti funebri parallelamente alle attività della vita quotidiana. I primi corsi di sicuro non producevano ancora il Brocciu, ma stavano scrivendo, senza saperlo, le basi di una leggenda che i loro discendenti si sarebbero tramandati fino alla fine dei tempi…

La Corsica, l’isola dei 1000 menhir

La prima destinazione francese che ti viene in mente quando si parla di menhir è – ovviamente – la Bretagna, con il suo incredibile immaginario pagano e i suoi allineamenti che non hanno eguali in Francia. Per quanto riguarda la seconda regione delle pietre erette, anche se l’Occitania si fa strada nel gruppo dei siti megalitici, si tratterebbe… dell’Île de Beauté.

Joseph Cesari, ex conservatore dell’Archeologia della Corsica, è categorico: «I circa 600 menhir che sono stati eretti in Corsica, di cui quasi un centinaio lavorati con cura, collocano l’isola al secondo posto tra le regioni megalitiche francesi» (Corse des origines, 1994).

600… solo? Piuttosto 1078, ribatte il suo collega Florian Soula in un articolo di ricerca del gennaio 2014.

Statua menhir di Filitosa
Una delle statue-menhir più impressionanti di Filitosa.
statua-menhir di Cambia
La statua-menhir di Cambia, nell’Alta Corsica.

Ma il loro numero non è l’unica cosa degna di nota: sull’isola, questi menhir risalenti a diverse “fasi” (o epoche) megalitiche si concentrano in modo singolare lontano dalla costa – salvo rare eccezioni; si trovano soprattutto negli altipiani, nelle valli e nelle pianure remote del sud della Corsica. Anche se nelle altre zone dell’isola non mancano pietre erette, “stantari” e “paladini” (statue-menhir armate o meno), “il fenomeno è tipicamente meridionale”.

Ecco perché l’ufficio turistico del Sartenais si è guadagnato un soprannome più che meritato: “La Corsica delle origini”. I siti di Filitosa, Cauria e Rinaghju ne sono la prova migliore.

allineamento di menhir di Cauria, nella Corsica del Sud
Gli allineamenti di menhir isolati di Cauria.

I siti megalitici da non perdere in Corsica

Sito megaliticoDescrizione
Sito archeologico di FilitosaCorsica del Sud, a Sollacaro, vicino a Propriano. Complesso architettonico e resti millenari portati alla luce dagli scavi. Sito archeologico di primo piano nel Mediterraneo, con 8000 anni di presenza umana alle spalle.
Altopiano di Cauria e allineamenti di RenaghjuUno dei siti megalitici più importanti della Corsica, con i suoi “stantari” (allineamenti di menhir) e il dolmen di Funtanaccia, un tempo chiamato “la Forgia del Diavolo”. Indimenticabile.
Sito archeologico del Monte RevincuVicino a Saint-Florent, nell’Alta Corsica. Tracce di insediamenti preistorici: tombe megalitiche (tra cui un dolmen) e statue-menhir, nel cuore delle Agriate.
Petra Frisgiata, CambiaUn percorso che ti permette di scoprire 3 gioielli medievali e preistorici: la cappella di Santa-Maria, la statua-menhir con lo stesso nome e la “Petra Frisgiata”, una roccia incisa con simboli misteriosi dai pastori del Neolitico.
Museo della PreistoriaCorsica del Sud, nel cuore di Sartène. Museo di Preistoria e Archeologia corsa: importante collezione di statue-menhir e reperti dell’antichità e del Medioevo.
Sito archeologico di Paddaghju e ApazzuVicino a Sartène, nella Corsica del Sud. Siti preistorici con quasi 300 megaliti, che rendono questi allineamenti i più importanti del Mediterraneo. Fantastico!
La valle delle statue-menhir e la Cattedrale di Sant’AppianuCorsica del Sud, tra Sagone e Vico. C’è una forte concentrazione di monumenti megalitici, in particolare statue-menhir (“U Scumunicatu” a Cargèse, la pietra eretta di Appriciani a Vico). La cattedrale in rovina di Sant’Appianu ha delle statue-menhir incastonate nelle sue mura.
Sito megalitico di SettivaA Petreto-Bicchisano (vicino a Sartène). Il sito ospita uno dei dolmen in granito meglio conservati della Corsica ed è completato da due menhir piantati davanti all’ingresso, da una fila di pietre erette e dai resti di fortificazioni in cima alla collina.
Dolmen “A Tola di u Turmentu”Vicino a Serra-di-Ferro, su una piccola collina della valle del Taravo, si erge questo grazioso dolmen di granito rosa composto da dieci lastre, a loro volta sormontate da una lastra di copertura. La presenza di altre lastre sparse nelle vicinanze, oltre a una statua-menhir, fa pensare che un tempo il sito ospitasse diversi dolmen, non lontano da un antico sentiero di transumanza. 20 minuti a piedi.
Dolmen di TremicaTra Tiuccia e Sagone, a nord di Ajaccio. Di costruzione piuttosto rudimentale, questo dolmen testimonia la sedentarizzazione delle popolazioni neolitiche. Prendi il sentierino che sale a sinistra subito dopo la chiesa di Casaglione.

Fonti:

Alla scoperta del patrimonio architettonico – Sevi – Sorru Cruzzini – Cinarca | Daniel Istria, Mathieu Harnéquaux, Philippe Colombani e Alain Gauthier, CRDP della Corsica | Luglio 2010

Sartène – Gli Stantari del Frate e della Sorella | Kewin Pêche-Quilicchini | 2020

Statue-menhir, monoliti decorati e pietre erette della Sardegna. Geografia, cronologia, interpretazioni socioculturali e socioterritoriali | Florian Soula, Università di Aix-Marseille | Gennaio 2015

Preistoria di un’isola | Gabriel Camps, Edizioni Errance | 7 maggio 1991

La Corsica prima della storia | Roger Grosjean, Edizioni Klincksieck | 1966

La Corsica delle origini | Joseph Cesari, Franck Leandri, Paul Nebbia, Guide archeologiche di Francia | 5 aprile 1994

L’Orcu e la leggenda del brocciu | Elia Vallecalle e Don-Mathieu Santini, Annales de Bretagne et des Pays de l’Ouest | 2022

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