La Corsica e la maggior parte delle isole sono fatte apposta per chi è curioso. Non riuscirai mai davvero a visitarle tutte, perché ogni minima curva attira il tuo sguardo, la tua voglia di scoprire. E poi c’è quella magia, qui, che fa sì che lo stesso posto non sia mai sempre uguale. A volte puoi percorrere più e più volte lo stesso sentiero, e ti sembra comunque di scoprire un mondo nuovo. L’intensità della luce, l’atmosfera, il rumore dell’acqua, la temperatura dell’aria, le stagioni… Ogni minimo dettaglio cambia completamente la nostra esperienza del momento.
È proprio questa ambivalenza che mi fa non stancarmi mai di un paesaggio, anche del più
accessibile e del meno spettacolare. È questo che mi ha portato a riscoprire la Plaine Orientale e a percorrere i sentieri dei suoi numerosi laghetti. Ricchezze naturali emblematiche della regione, sono percorsi di pace, rifugi per specie minacciate, zone umide preservate che permettono alla fauna e alla flora di prosperare.
1ª tappa: il sentiero degli stagni di Diana e Terrenzana
Ovviamente sono arrivata presto, molto presto, nel piccolo parcheggio del Pompugliani, a pochi chilometri a nord di Aléria. Perché volevo vedere l’alba, i colori che cambiano, il sole che sorge sopra l’acqua. Mi sono infilata nel sentierino sulla destra e sono arrivata subito al belvedere. Da qui la vista è panoramica e non puoi fare a meno di ammirare il panorama.
Mi volto verso il sole che sorge e mi prendo un po’ di tempo per osservare bene questo paesaggio. Alla mia sinistra, lo stagno di Terrenzana si profila dolcemente dietro quella che sembra una foresta che costeggia l’acqua. A prima vista, sembra più una zona paludosa che uno stagno.
I suoi 152 ettari sono rimasti a lungo incolti, il che oggi ne fa un’area preservata dalle attività umane. Una conservazione che fa la felicità della fauna avicola che osservo con il binocolo quella mattina. I fenicotteri rosa si svegliano pian piano, i gabbiani cantano e un airone cenerino sembra scrutare l’orizzonte.


Il sole continua a salire. Il mio sguardo si posa sulla piccola capanna che punteggia le rive del
ll’laghetto. Questa capanna fatta di rami e legno, secondo la tradizione della pianura orientale della Corsica, ci ricorda la storia di questa regione. Fino agli anni ’50, questa zona era il luogo in cui vivevano i pastori durante il periodo della transumanza. Dato che i ciottoli non permettevano di costruire abitazioni solide, si usavano legno e rami, che abbondavano in riva all’acqua.
Quando guardi questo panorama, c’è un’altra storia che si racconta. Quella dello stagno di Diana, a pochi metri da Terrenzana e dalla foce del Pompugliani. Guardando dal belvedere, ho l’impressione che proprio in questo punto preciso io possa aprire una strada verso altri paesi. Alla fine, informandomi un po’, ho scoperto che per molto tempo lo stagno di Diana è stato un porto: prima per i Greci e poi per i Romani: proprio un bel collegamento!
Lo stagno di Diana è considerato il più profondo della Corsica, con una profondità che arriva fino a 11 metri. La sua superficie di 570 ettari ti dà una sensazione di incredibile grandiosità. Le ostriche dello stagno di Diana sono famose sull’isola e anche oltre. Qui, le attività di pesca e di molluschicoltura si intrecciano con i paesaggi dei vigneti. Al centro dello specchio d’acqua, l’isola di Diana. Quest’isola testimonia l’attività di molluschicoltura: è infatti opera dell’uomo, costruita con gusci di ostriche piatte.
In questo preciso momento, non mi sento proprio in Corsica.

È ora che mi metta finalmente in cammino su questo sentiero piuttosto ben tenuto che si snoda nella macchia mediterranea, più o meno in pianura, sovrastando e costeggiando gli stagni di Diana e Terrenzana. Curiosa come sono, mi ci vuole un po’ di tempo per percorrere il sentiero, ma bisogna prevedere 3 ore per godersi questa passeggiata accessibile a tutti. Arrivata in fondo, all’ultimo parcheggio, decido di fare una sosta sulla grande spiaggia «Mar’è Stagnu». Questa vasta spiaggia mi ricorda le spiagge oceaniche dove il bianco della sabbia e l’azzurro del cielo e del mare si fondono insieme.
All’estrema destra del panorama, la Torre di Diana si erge a picco sul mare. Completata nel 1582, fa parte delle numerose torri genovesi dell’isola che servivano a sorvegliare e segnalare gli attacchi dei barbareschi.
Questa breve pausa e questa boccata d’aria di mare mi hanno dato l’energia per ripartire. Proseguo lungo il sentiero per tornare alla mia auto. Non è ancora mezzogiorno, eppure mi sembra di aver visto mille e una cosa!

Seconda tappa della mia giornata alla scoperta dei dintorni: il bosco di Pinia e lo stagno di Urbinu
Tra Aleria e Ghisonaccia, a una curva c’è un cartello che indica “Etang d’Urbinu”. Seguo la strada e, al
lla fine, trovo un posticino carino e bucolico. Le luci sono bellissime e ne approfitto per scattare qualche foto.
Lo stagno di Urbinu è famoso qui in Corsica, lo chiamano anche il “piccolo mare interno”. All’
ll’epoca faceva parte di una grande tenuta che comprendeva Diana e Terrenzana. Il suo primo allevamento di ostriche fu avviato nel 1954 e diverse zone di pesca hanno caratterizzato la vita di questo specchio d’acqua dolce. Rivenduto nel 2007 al Conservatoire du Littoral, oggi la pesca nello stagno è limitata e regolamentata.
I suoi crostacei fanno la felicità dei turisti, dei ristoratori e degli amanti della natura:
nessuno mi ha aspettato per raccontarmi la sua bellezza. Ecco perché ho deciso di visitar
o in modo diverso, invece di sedermi a tavola in quel – ottimo – ristorante sulle palafitte.


Con la mia piccola mappa IGN in mano, decido di andare dall’altra parte dello stagno. Per farlo devo seguire la strada che porta al mare a Ghisonaccia e addentrarmi nella meravigliosa foresta di Pinia.
Unica foresta di pini marittimi della costa corsa, è il risultato della ricostruzione di una foresta che un tempo era tre volte più estesa. La sua superficie di 362 ettari è una vera gioia per gli sportivi e gli abitanti del comune, che vengono qui per godersi la calma, i profumi della macchia mediterranea e la tranquillità della sua grande spiaggia. È proprio in questa foresta che nel 1968 è stato abbattuto l’ultimo cervo della Corsica. All’ombra dei suoi grandi alberi si trovano soprattutto il picchio rosso maggiore, le tartarughe di Hermann e qualche donnola.
I sentieri sabbiosi sono percorribili tutto l’anno. Ci sono un sacco di parcheggi e la spiaggia di Pinia, che costeggia il bosco, offre angoli tranquilli davvero piacevoli.

Dopo questo percorso tra i pini, mi godo l’arrivo allo stagno di Urbinu. Le piccole pozzine (pozzetti d’acqua, torbiere) costellano qua e là il terreno; lo stagno sembra distendersi davanti a me. Mi addentro ancora un po’ lungo il sentiero per arrivare finalmente a un paesaggio del tutto inaspettato.
Lì dove sembrano spuntare le radici degli alberi, scopro una scogliera a picco che si affaccia su una vasta distesa d’acqua blu. Di un blu intenso, liscio e calmo. Seguo un piccolo sentiero che mi permetterà di scendere in riva a quest’acqua e ammirare l’isola di Urbinu, proprio di fronte a me.
Eccomi qui di fronte al secondo lago più grande della Corsica, che si estende per 782 ettari. Tiro fuori il mio binocolo
, la macchina fotografica e qualcosa da mangiare. È ora di pranzo anche per gli uccelli: i cormorani e gli svassi dal ciuffo che vedo si tuffano e pescano con disinvoltura. Se c’è una cosa da ricordare di questa giornata, è che gli stagni non sono solo un paesaggio: sono spazi di vita e di riproduzione, rifugi per tante specie.
In quel momento ho perso un po’ la cognizione del tempo. Quando torno alla mia auto, sta calando la sera ed è ora di partire per il mio terzo viaggio della giornata.
Un tramonto in riva allo stagno di Palu
Di questa giornata incredibile, credo che questa sia stata la mia sorpresa più bella. Lo stagno di Palu è un po’
discreto e bisogna stare attenti sulla T10 per non perdersi il bivio che porta al parcheggio. Il sentiero all’inizio è meno bucolico e un po’ più rumoroso. Ma ben presto il canto degli uccelli e i panorami sull’acqua rendono questo percorso davvero perfetto.
Una volta in cima, davanti a me si apre un panorama incredibile, tra due rami di corbezzolo: una barca sull’acqua, un’acqua limpida e, più in là, un’acqua agitata. Lo Stagno di Palu è ormai a pochi metri di distanza, più in basso.
Una capanna di legno, poi tre, poi un pontile e infine questo scenario che sembra proprio di essere in Canada!

L’acqua è calma, i fenicotteri rosa sono impegnati nella loro attività principale: dormire. Più in là, i gabbiani danzano e cantano mentre i cormorani si godono il tramonto. Gli 110 ettari di questo stagno sono davvero incredibilmente tranquilli!
A sinistra di questo paesaggio, il massiccio del Rinosu, innevato in questo periodo, si riflette su queste acque limpide. Non puoi fare a meno di fermarti un attimo ad ammirare il panorama. L’armonia è perfetta.
L’Etang de Palu è dotato di un piccolo sentiero che ne costeggia le rive e che si può percorrere in 45 minuti.
Non avevo mai sentito parlare davvero di questo laghetto. Mi ero fermato al Lido che lo costeggia senza prestare davvero attenzione a questo piccolo specchio d’acqua stagnante. Ora che mi soffermo un po’ su questo ambiente, mi rendo conto dell’importanza di uno spazio del genere: tra acqua dolce, acqua salata, zone umide e aride, immagino la varietà di biotopi che si nascondono ovunque. Osservando l’avifauna che mi circonda, capisco che questo luogo contribuisce alla conservazione delle specie.
E poi ci sono anche quella barca e quegli attrezzi che indicano che qui si pesca. Dal 1985, infatti, c’è un pescatore qui. La sua attività è regolamentata: l’attrezzatura che usa deve rispettare i metodi tradizionali di pesca degli stagni della Corsica e dell’Italia. Qui pesca anguille, triglie o cefali e produce la bottarga, il “caviale del Mediterraneo”.
Alla fine di questa giornata, mi rendo conto di quanto la pianura orientale, anche se lontana dalle solite cart
e, nasconda piccoli tesori paesaggistici e spazi preziosi per la conservazione. E come per ogni angolo di natura, sta a noi prenderci il tempo per apprezzarlo, comprenderlo e rispettarlo.