Venerdì mattina. Lascio che i raggi del sole entrino dolcemente in camera. Il canto dei gabbiani e il rumore del vento accompagnano questo momento. Ho prenotato un Airbnb per la notte. Volevo immergermi nell’atmosfera così particolare di Bonifacio, questa città arroccata in alto, sopra un mare azzurro e con i profumi della Liguria.
In questo periodo, ad aprile, la città delle scogliere è piuttosto tranquilla. Così decido di andare a prendere il caffè fuori, visto che non ho ancora deciso cosa fare oggi. Passeggio per i vicoli della città, di buon umore mattutino. La passeggiata è piacevole; mi sembra quasi di essere in un vecchio film italiano.
Il sole riscalda dolcemente l’aria, gli abitanti si scambiano due chiacchiere da una finestra all’altra, i negozianti aprono piano le loro porte, tutto si risveglia. Con calma. Il vecchio cliché del bucato steso, che colora i vicoli, acquista improvvisamente un senso. «Non si può dire cosa ti succeda dentro di fronte a spettacoli del genere», diceva Flaubert.
Mi affaccio sulle alture della città e osservo l’orizzonte: intravedo la Sardegna, le isole Lavezzi, l’arcipelago della Maddalena… E soprattutto il Semaforo. Decido che sarà la mia meta di oggi. Percorro i ciottoli per scendere fino alle vicinanze della cappella di San Rocco. Ma prima di portarti sui sentieri di Bonifacio, lascia che ti presenti questa città iconica, la cui storia è unica quanto il suo aspetto…
Le origini millenarie di Bonifacio
La storia della città risale a tempi antichissimi. Il ritrovamento, nel 1972, dello scheletro di colei che viene chiamata la “Signora di Bonifacio” dimostra che in Corsica c’è presenza umana da circa 9.000 anni.
Qual è la storia di questa donna? Sappiamo che è morta all’età di circa 35 anni e che la sua tribù le prestava assistenza a causa della sua evidente disabilità fisica. La più anziana tra i corsi, e sicuramente uno dei resti umani più antichi ritrovati nel Mediterraneo, si nascondeva nella grotta dell’Araguina, alle porte di Bonifacio. Tutto il resto è solo materia di interpretazione…
Nel corso dei secoli, diversi popoli hanno occupato il territorio di Bonifacio, lasciando dietro di sé un’eredità affascinante. Fenici, Cartaginesi, Focesi e Romani hanno lasciato il segno nella regione con le loro vestigia. La presenza dei Romani è attestata in particolare dai resti della villa romana di Piantarella. Alcuni parlano anche del sentiero di «Campu Rumanilu», credendo di leggere «accampamento dei romani» – a torto. È proprio uno dei sentieri che ti propongo di percorrere, più avanti nel mio reportage.
Bonifacio, città ligure (quasi) inespugnabile
Le prime pietre di Bonifacio furono “posate” nell’833 dall’uomo che avrebbe dato il nome alla città: Bonifacio, conte di Toscana. Il suo interesse per il promontorio era allora legato alla sua missione di proteggere l’isola, assalita dai Mori. Con il passare degli anni, attorno al primitivo «casteddu», si insediarono comunità di marinai e soldati.
Nel Medioevo, Bonifacio si affermò come una roccaforte quasi inespugnabile, facile da difendere sia via terra che via mare. Soprannominata la «Gibilterra corsa», la città diventa teatro del grande conflitto ligure tra le città di Pisa e Genova, che si contendono il territorio per molti decenni. È Pisa a prendere possesso della città per prima, grazie all’appoggio del Papa. Genova non cesserà i suoi assalti fino alla conquista definitiva di Bonifacio nel 1196.


Una volta insediatisi a Bonifacio, i genovesi ampliarono la città e le sue fortificazioni, costruirono la chiesa di Santa Maria Maggiore e tracciarono alcune stradine. Fu così che si formò una vera e propria colonia genovese… Ma quale terribile destino dovrà affrontare! Assedi a ripetizione, le devastazioni della Peste Nera nel 1528, l’attacco del turco Dragut, l’occupazione francese…
Ed è proprio questo che rende speciale la città. Anche da lontano, rimarrai a bocca aperta davanti alla vista di questa fortezza inespugnabile. Sembra quasi la prua di una nave.
Per ammirare le fortificazioni e giocare a fare le sentinelle di un tempo, dovrai percorrere il cammino di ronda. Ti divertirai anche a scendere la famosa Scala del Re d’Aragona… Risalirla, però, sarà tutta un’altra storia. Infatti, scende fino al mare: sono ben 65 metri di dislivello e 187 gradini!
Si racconta che siano stati i soldati del re d’Aragona a scavare questi gradini in una sola notte, nell’anno 1420. La realtà è ben diversa: sono stati proprio gli abitanti stessi a mettersi all’opera per rifornirsi di acqua dolce.
Bonifacio, una città (troppo) turistica?
Che siate appassionati di storia o meno, ogni anno sono decine di migliaia a prendere d’assalto Bonifacio. Perché Bonifacio è oggi la città corsa più frequentata dai turisti, il triste rovescio della medaglia della sua bellezza millenaria.
Ci si va a passeggiare per i vicoli ombreggiati, le maestose fortificazioni, i ristoranti, i negozietti locali e, ovviamente, per la vista mozzafiato sulle Bocche di Bonifacio con, all’orizzonte, la costa dell’isola gemella che si profila quando il cielo è sereno. Se hai tempo, ti consiglio di fare una traversata.
Al centro di questo spettacolo mozzafiato: la città vecchia e le sue case. Si ergono a 60 metri di altezza, sul fianco della scogliera. Meglio non soffrire di vertigini prima di aprire le finestre… E purtroppo, oggi non siamo più sicuri che questa città sospesa rimanga intatta, dato che la roccia rischia di crollare parzialmente.
La scogliera e la cittadella rischiano di crollare; il terreno potrebbe cedere entro 100 anni. Due edifici sono già stati chiusi al pubblico e una ventina di immobili sono a rischio.
Quando pianifichi la tua visita, tieni presente la pressione e i pericoli che già gravano su Bonifacio. E se hai la possibilità di visitarla lontano dalle folle estive, ecco cosa non perderti durante il tuo giro a Bonifacio:
- Porta di Genova
- Cittadella e Città Alta
- Via dei Due Imperatori
- Loggia di Santa Maria Maggiore
- Piazza della Manichella
- Monumento ai caduti
- Bastione dello Stendardo
- Scala del Re d’Aragona
- Grain de Sable (Diu Grossu)
- Cimitero marino
- Tunnel del Gouvernail


Sulle rive di Bonifacio c’è anche il “granello di sabbia”, uno sperone roccioso isolato di fronte alle scogliere, proprio come i “faraglioni” sardi. Questa massa calcarea si è staccata dalla scogliera vicina a causa dell’erosione. Puoi ammirarla da lontano, dal belvedere della cittadella, vicino alla Cappella di San Rocco… Ma anche da vicino. Infatti, il “granello di sabbia” fa parte dei classici itinerari delle gite in mare.
Nonostante l’aria di tranquillità che si respira durante l’estate, le Bocche di Bonifacio sono tra le coste più esposte alle furie del Mar Mediterraneo. Le tempeste sono impressionanti: il vento e il mare si scatenano e ribaltano sia le piccole imbarcazioni che le navi più grandi. Nel 1855, una di queste tempeste causò il naufragio della «La Sémillante» con i suoi 700 uomini al largo delle isole Lavezzi. Solo 560 di loro furono ritrovati e sono sepolti nei due cimiteri dell’isola.
L’erosione è una delle conseguenze naturali della violenza degli elementi. Ha scolpito in modo meraviglioso la costa dell’estremo sud della Corsica, ma qui, a Bonifacio, minaccia gli edifici che costeggiano il litorale, come dicevo prima. A (lungo) termine, è del resto probabile che la nostra magnifica città venga sommersa dalle acque.
Che ne dici di andare ad esplorare i sentieri di Bonifacio, allontanandoci un po’ dalla città? Puoi anche dare un’occhiata al nostro articolo sui percorsi escursionistici nei dintorni di Bonifacio.
Dalla città fortificata al semaforo di Pertusatu
Dalla cappella di Saint-Roch parte un sentiero che costeggia le scogliere. È il sentiero di “Campu Rumanilu” – che significa “campo di rosmarino”. Lungo il percorso, a 80 metri sul livello del mare, rimango incantata dal paesaggio calcareo che si staglia davanti a me, con quella vegetazione rada sferzata dal vento e dalla salsedine che si dissolve nell’aria.
Navigo tra il blu e il bianco. Il vento, sempre presente, mi sferza il viso a raffiche e a volte mi fa quasi perdere l’equilibrio. Da queste parti si dice spesso che il vento abbia fatto impazzire gli abitanti di Bonifacio: ma è davvero colpa del vento?

Mi incammino su quella che all’epoca si chiamava il Piale. Una distesa calcarea, coltivata dai «pialinchi», contadini di Bonifacio che si spostavano a dorso d’asino e che, per anni, sono stati protagonisti di tante cartoline di Bonifacio.
I muretti, i baracun e altre vestigia in pietra a secco testimoniano una lunga attività agro-pastorale. Di sicuro Bonifacio è più famosa per la sua vista sul mare che per l’agricoltura. Quindi dobbiamo immaginare i campi di ulivi e di cereali, da una parte e dall’altra del sentiero.
Dopo qualche altro passo arrivo all’antico macello della città. Unico edificio lungo questo sentiero, segna il tempo e la storia di Bonifacio. Per decenni, gli abitanti di Bonifacio hanno assistito ogni giorno alla macellazione degli animali in mezzo ai suoi vicoli. Con il passare degli anni, sono state trovate delle soluzioni, in particolare trasformando i locali di un negozio in un luogo dove svolgere queste operazioni.
Negli anni ’80 del XIX secolo, consapevoli delle esigenze igieniche e di fronte al cambiamento dei costumi, fu commissionato un macello. Ci volle un po’ di tempo prima che fosse pronto e alla fine fu completato solo nel 1910. La storia di questo posto, a prima vista banale, è molto più ricca di quanto si possa immaginare. Anche se non è proprio “corretti” dirlo, questo macello è stato anche un bordello durante gli anni della guerra!

Una deviazione alla spiaggia delle 3 Pointes
Sotto la strada che porta a Pertusatu, si nota facilmente un sentierino che si snoda verso il mare. Un cartello indica “Bocca di Bunifaziu”. Prendo questo sentierino. Qui la luce si fa più scarsa. Mi ritrovo come incastrata tra le scogliere di calcare bianco, solcate orizzontalmente dai venti.
Qui, in mezzo a queste scogliere, c’è una casa in rovina, come congelata nel tempo. Il sentiero scende fino al mare. Lo percorro e mi prendo un attimo per ammirare questo paesaggio rilassante. La Sardegna è davanti a me. Il vento si è un po’ calmato, mi godo la dolcezza del sole invernale. Tre grandi altipiani calcarei formano qui le «3 punte». Spiagge selvagge, particolari: lontane dalla sabbia fine, ma che valgono davvero la pena di essere visitate per il loro scenario.
Il mio obiettivo è sempre quello di andare a vedere il semaforo che poco fa mi ha attirato l’attenzione. Quindi risalgo e riprendo il mio cammino, attraverso l’ex base militare e raggiungo il semaforo di Pertusatu.
Pertusatu e la spiaggia di Saint-Antoine
Il semaforo di Pertusatu è, a dirla tutta, imponente. Un grande edificio bianco che sembra una torre di controllo aereo, ma in realtà è una struttura militare da cui, ancora oggi, giorno e notte, gli addetti sorvegliano la navigazione nello stretto delle Bocche di Bonifacio.
La strada prosegue e in lontananza si intravede il faro di Pertusatu. Il faro svetta su uno scoglio bucato; da qui il nome “Pertusatu”, che in dialetto di Bonifacio significa “bucato”. Inaugurato nel 1844, è uno dei primi cinque fari costruiti in Corsica nell’ambito del programma generale di illuminazione delle coste francesi.


Spinta dalla curiosità, prendo questa strada e un piccolo sentiero che si fa strada tra la vegetazione. Pochi minuti dopo, mi ritrovo in un paesaggio che non mi sarei mai aspettata.
I miei passi mi portano verso la spiaggia di Sant’Antuninu. Uno spettacolo lunare, un luogo fuori dal tempo, una vista mozzafiato sulle isole Lavezzi e sulla Sardegna. Non ci sono davvero parole per descrivere la mia sorpresa in quel momento. Ogni dettaglio di questo posto attira il mio sguardo. È di una bellezza mozzafiato.
Prendo qua e là i sentierini, mi fermo un po’ a destra e un po’ a sinistra: insomma, voglio vedere tutto!
Sabbia fine, grotte e acque turchesi: la magia è nell’aria. Mi sistemo vicino a quella che chiamano “l’Orca”, una grotta a cielo aperto il cui nome, immagino, si riferisca ai diversi colori del calcare. Decido di fare un picnic qui. Bonifacio dista solo 6 km da qui, ma mi sembra di essere molto più lontano.
Dopo questa breve pausa, decido di tornare al porto di Bonifacio. D’estate, nel pomeriggio, avrei scelto di restare qui per ore e ore, con pinne, maschera e boccaglio. Ho camminato per quasi 4 ore per fare l’andata e ritorno, godendomi le pause e i paesaggi.
Sentiero Strada-Vecia, Fenu e l’Eremo della Trinità
Dal porto risalgo verso Porto-Vecchio. Alla mia sinistra, di fronte alla stazione di servizio, si apre il sentiero Strada-Vecia. L’antica via genovese è lastricata in un tratto. Un sentiero piacevole che ti permette di scoprire, tra le altre cose, la Madonetta e spiagge magnifiche come quella del Fazio o di Paragan.
Il mio sguardo, però, è attratto da una croce, che si erge a pochi metri più in alto. Continuo quindi lungo questo sentiero, per poi imboccare quello di Fenu. I sentieri sono ben tracciati, costeggiano il mare e offrono panorami mozzafiato. Ci vorrebbe più di un giorno per godersi queste magnifiche spiagge!

Con una certa fatica, ignoro la voglia di oziare al sole e prendo il primo sentierino che si snoda verso il Mont de la Trinité. La croce è sempre in vista. Una salita piuttosto facile mi porta su un altopiano da cui, alla mia destra, posso godermi una vista su Bonifacio da sud. Alla mia sinistra intravedo l’Eremo della Trinità e, un po’ più in alto, quella famosa croce. È stata la mia guida quel pomeriggio e non sono affatto delusa della mia scelta.
Arroccato a 240 metri sul livello del mare, questo antico monastero è stato un luogo di pellegrinaggio durante la Seconda Guerra Mondiale. Si racconta che qui le donne di Sartène e di Aullène venissero a pregare per i loro uomini al fronte. L’antico monastero, l’Oratorio di Notre-Dame de Tibhirine e la Grotta della Trinità formano qui un insieme sereno e spirituale. Ogni anno vi si svolgono ancora tre pellegrinaggi:
- Sainte-Trinité a giugno
- Natività a settembre
- Nostra Signora di Fatima per la comunità portoghese
Mi godo lo spettacolo di fine giornata, la luce che cala e i colori dorati del cielo. Poi torno al punto di partenza, vicino al porto. Perché guardare l’orologio in momenti come questi? Anche il percorso di andata e ritorno del pomeriggio è durato comunque quasi 4 ore. Una bella giornata di cammino…
Il mio piccolo weekend improvvisato a Bonifacio mi ha fatto venire voglia di tornarci, in altre stagioni, per godermi le grotte sott’acqua, la vivacità del porto e della città in primavera. È anche la dimostrazione che a volte bisogna esplorare i dintorni di un posto per capirne e apprezzarne tutta la ricchezza.
Qualche consiglio prima della tua visita a Bonifacio
A Bonifacio ci sono tantissime cose da vedere e da fare. Come avrai capito, una giornata non basta per scoprire tutti i suoi tesori.
Ma attenzione, voi che magari avete in programma di visitare la città delle scogliere in alta stagione. Parcheggiare a Bonifacio d’estate è un’impresa… Quindi, se non volete fare la visita di corsa, venite la mattina presto, quando i parcheggi (a pagamento) non sono ancora affollati.
Ancora meglio: alloggia fuori dalla città, prima o dopo i grandi flussi estivi. Sia gli abitanti del posto che i tuoi cari apprezzeranno ancora di più questo soggiorno qui. Una bellezza come questa non si “consuma”: va affrontata con rispetto e ammirazione.